venerdì 29 aprile 2016

ETICA DELLA COMPLESSITÀ

Etica liberista, socialista, pacifista, militarista, cristiana, musulmana… se continuiamo a cercare di definire l'etica partendo solo dalle esigenze dettate dal nostro "umanesimo" per come l'abbiamo inteso fino ad oggi, continueremo ad allestire etiche contingenti che per la loro affermazione si traducono inevitabilmente in sopraffazioni giustificate "eticamente" dagli uni e subite dagli altri. Ma, se abbandoniamo definitivamente la miope pretesa antropocentrica di applicare esclusivamente le nostre categorie al mondo, e proviamo a partire dalle leggi che ne regolano l'evoluzione per procedere verso l'uomo, forse potremo finalmente sperare di uscire dall'impasse millenario in cui ci siamo cacciati.
Oggi, stando ai dati "scientifici" in nostro possesso, possiamo affermare che a partire dal cosiddetto Big Bang e dalla successiva nucleosintesi, il sistema universale è approdato alla formazione dello stato biologico che nell'uomo ha dato vita a quello stato mentale che, data la nostra socialità e le nostre ampie possibilità di libero arbitrio, richiede la definizione di un'etica comportamentale.
In questo percorso evolutivo iniziato circa 14 miliardi di anni fa e governato a tutti livelli da processi di mutazione e selezione che prevedono l'attuazione di infiniti tentativi anche contraddittori perché privi di qualsiasi finalismo, l'unica costante che possiamo rilevare è la tendenza all'aumento della complessità aggregativa delle stesse forme di energia primordiale. Complessità incrementale che sembra essere la sola condizione in grado di fare resistere qualsiasi ente alla forza disgregatrice determinata dalla tendenza alla massima entropia del sistema universale.
Detto questo, per tornare alla identificazione di una etica anch'essa universale, da tutto ciò ne dovrebbe discendere che dovremmo considerare "eticamente" sbagliato tutto ciò che ostacola l'aumento della complessità e ritenere giusto tutto ciò che lo favorisce. Perciò dovremmo ritenere eticamente giusto ostacolare tutto ciò che tende a semplificare in modo lineare i rapporti umani e preferire tutto ciò che li rende complessi in modo sistemico. E così, per esempio, in politica essere contro la dittatura e il centralismo e a favore del massimo pluralismo diverrebbe eticamente necessario così come essere contro tutti gli apparati di potere economico, culturale, religioso, militare… che tendono a perpetuare lo status quo locale impedendo di fatto l'evoluzione collettiva dell'umanità. Eliminare la violenza nei rapporti umani non sarebbe più auspicabile solo nei termini moralistici che, come vediamo dalla storia e dalla cronaca, non hanno sortito alcun effetto, ma diverrebbe necessario perché la violenza tende a semplificare rozzamente i nostri rapporti invece di consentire lo sviluppo della complessità che emerge dal confronto dialettico. Così come dovremmo ritenere immorale l'elevazione di muri che dividono popolazioni perché impediscono lo sviluppo di nuove realtà culturali e ritenere le religioni "rivelate" deleterie perché rendono superflua l'indagine delle ragioni della complessità della nostra realtà.

Francesco Pelillo -

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